Egon Schiele, “L’abbraccio”.

Tra le pieghe di un lenzuolo, due corpi si stringono l’uno all’altro. I lunghi capelli di lei sfiorano il pavimento, il volto di lui ne sente l’odore. Si stanno amando.

“…les enfants qui s’aiment
Ne sont là pour personne
Et c’est seulement leur ombre
Qui tremble dans la nuit
Excitant la rage des passants
Leur rage leur mépris leurs rires et leur envie” 

Jaques Prévert.

Schiele lo dipinge nel 1917, mentre fuori infuria la Grande Guerra. I due amanti sono in un loro mondo, onirico, eterno ed unico, non comprensibile ad altri, distaccato all’orrore che avviene fuori : bombe, soldati, massacri, vetri rotti, urla, sofferenza, dolore. Nulla di questo sfiora i due, con il loro abbraccio che si trasforma in una morsa, in un disperato attaccamento alla vita. Lei si aggrappa saldamente a lui, come se fosse un porto sicuro.

Le pennellate nervose e vischiose, uniche ed ineguagliabili, caratteristiche di Schiele, descrivono le due figure, la cui pelle appare già  livida e terrea come quella dei cadaveri.

L’ultimo disperato atto d’amore si è consumato. I due amanti sembrano destinati al distacco inesorabile, ma le loro anime resteranno per sempre legate in quel disperato e straziante abbraccio.

– Anastasia