A proposito di “Call me by your name”…

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Attenzione!! Questo articolo contiene alcuni (parecchi) spoiler quindi… se non hai ancora visto Call me by your name cosa stai aspettando? Corri al cinema!! (E fatti un piacere: guardalo in lingua originale con i sottotitoli!! Fidati, ci ringrazierai).
Se invece hai visto il film e condividi l’entusiasmo della redazione tuffati immediatamente nella sezione dei commenti o sul nostro instagram (@lastronautablog) e dicci cosa ne pensi!
Un’ultima annotazione… questa più che una recensione è una raccolta delle nostre impressioni sparse sul film nella forma di delirio (certe cose vanno specificate).

Questo film mi ha distrutta e riportata in vita allo stesso tempo.
E’ restato impresso in me con una forza e una vividità incredibili. L’ho guardato due volte ma potrei rivederlo una terza, e una quarta, e una quinta senza mai stancarmi.
La fotografia è qualcosa di spettacolare. Immersiva, pensierosa, quieta. Si sofferma su dettagli di luce, su profumi e atmosfere, che magicamente riesce a trasmettere attraverso le immagini. Ci sono molte inquadrature statiche che riprendono i costumi appesi ad asciugare, le bici appoggiate al muro, la pioggia sui gradini, assaggi della natura e della calura nelle quali la villa è immersa. Ognuno di questi momenti è assolutamente essenziale. La prospettiva delle inquadrature è sempre tale da rendere i personaggi e gli spazi quasi tangibili, e questo rende il film un’esperienza totale nella quale si è rapiti completamente; pare davvero di essere spettatori non da una sala di cinema ma da un’angolino della villa, dal bordo della strada sulla quale Elio e Oliver sfrecciano in bicicletta, dal prato sotto gli alberi del giardino.

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L’amore fra Elio e Oliver si dipana lentamente, sequenza per sequenza, battuta per battuta. Sono i dettagli più piccoli a narrare il groviglio di emozioni che nasce in Elio, o i moti quasi invisibili dell’anima di Oliver.
Il film non vuole mai affrettare gli eventi. Non salta pezzi, non spinge avanti ma si prende il suo tempo. Ogni sguardo, parola e occhiata fra Elio e Oliver vengono riprese con attenzione e con delicatezza, senza forzature, senza sbrodolamenti sdolcinati, ma in modo assolutamente realistico e naturale.
Scorre e tu spettatore scorri con esso. Sono due ore lunghe e intense, ricche, dense. Sono poche le scene che avrei eliminato senza pensarci due volte.
I dialoghi sono un miscuglio sapiente di detto e non detto. Riprendono essenzialmente la chimica e il legame profondo che si sviluppa fra Elio e Oliver. Il modo in cui si innamorano, il modo in cui comunicano una volta che il loro amore è presente, trascinante e indiscutibile. Sempre con leggerezza. Non c’è bisogno di fare chissà quale dichiarazione. Si guardano e semplicemente sanno. L’attrazione è fluida e presente, permea ogni scena. Il loro amore è un garbuglio giocoso, una via di mezzo fra un abbraccio e una lotta.

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Ispira una voluttà profonda. Il piacere di vivere. Le nuotate al fiume, i libri, la musica, le biciclettate. Sembra di sentire sulla propria pelle ogni momento di quell’estate, e ci riporta alle estati e agli amori che ognuno di noi ha (o non ha) vissuto. La nostalgia stampa un’impronta ben precisa sin dalla primissima scena. Ma la sensazione che lascia il film è dolce, è quella di un eterno presente senza tensioni, anche se carico di confusione e novità. Questo è uno dei motivi per cui Call me by your name mi è restato da qualche parte fra il petto e la pancia, è sempre lì, uno struggimento, un piccolo sorriso interiore, un calore inestinguibile.
Le ultime scene, dopo la partenza di Oliver, sono un crescendo di emozioni che culmina con il finale, di una bellezza commovente. Il discorso del signor Perlman racchiude tutto ciò che un padre dovrebbe trasmettere ai suoi figli sull’amore e ciò che ho percepito come lo spirito del film: quello che conta è non uccidere il dolore, non uccidere il piacere, vivere e sentire pienamente la gioia come la tristezza.

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La purezza del personaggio di Elio, la sua personalità, vengono esaltate in ogni scena grazie alle superbe doti di attore di Timothée Chalamet. In un incredibile miscuglio di confidenza e impaccio derivante dalla giovane età, Elio non si maschera (quasi) mai. Quando agisce d’impulso sembra stupire persino se stesso. Non sa mai cosa fa, oppure è perfettamente cosciente e manovra ogni situazione? Timothée impersona il suo ruolo esponendosi e rendendosi completamente vulnerabile, lasciando ampio spazio alla complessa sfera emozionale del personaggio, sempre con incredibile naturalezza. L’ultimissima scena può essere considerata come il suo piccolo capolavoro: un primo piano sul volto di Elio che piange per quattro lunghi minuti. Il film si chiude al picco della commozione, nuda e cruda, che lega il protagonista allo spettatore.
D’altro canto in Oliver, interpretato altrettanto magistralmente da Armie Hammer, si riesce ad intravedere la continua lotta interiore di uno spirito acuto e vigile, che conosce se stesso come conosce gli altri, che lavora sulla sua interiorità e sulle sue debolezze, che è rispettoso fino alla fine, stabile e presente per sorreggere Elio nei momenti in cui si sente perso, sempre completamente immerso in ciò che sta facendo. Anche Armie mette la sua emozionalità al servizio di Oliver, calandosi perfettamente in lui e arricchendolo con la sua interpretazione.
E vogliamo parlare della colonna sonora? Mistery of love e Visions of Gideon di Sufjan Stevens sono due piccole perle che incapsulano perfettamente l’atmosfera sognante del film. La commozione sale ogni volta che parte una di queste due canzoni. E poi Une barque sur l’ocean di Ravel che accompagna con delicatezza l’estate senza tempo nella quale Elio e Oliver vivono il loro amore.

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– Agata