Vorrei sapere

Vorrei sapere

Cos’è piangere per qualcuno. Cos’è piangere davanti a qualcuno. Cos’è cancellare uno strato di distanza alla volta e restare vicini con la pelle che si fonde.

DSC_0448

Perché associo un momento cristallizzato ad ogni canzone. Cos’è il fuoco impazzito che scorre nelle vene e il nettare che riempie il petto di follia e l’oro sulle spalle la luce nei capelli i lampi nello sguardo il ritmo di una risata di una camminata.

DSC_0435_2

Cos’è dormire vicini. Cosa sono le lenzuola tiepide ma vuote di cui parlano le canzoni e vorrei sapere se poi si intrecciano anche i sogni la notte. Cos’è essere fieri di qualcuno fino ad essere in lacrime. Cos’è rimanere privi di difese. Cos’è il bene cos’è il male castelli di attimi di fiocchi di neve di vento. Cos’è mangiare insieme. Cos’è l’amore. Perché dobbiamo stare tutti in equilibrio.

DSC_0198

Cos’è la rabbia e le mani che tremano e perché dovrebbero tremare. Cos’è la delusione. Cos’è non sapere niente ma sguazzarci dentro. Perché amo tutti e nessuno. Cos’è voler entrare nella testa degli altri. Cos’è intrecciare parole su parole e creare nel cervello un superavvolgimento di fili che forse sono spezzati ma non lo saprai mai.

DSC_0289 (2)

Cosa sono tutti gli schermi che mettiamo fra noi e il mondo. Perché è in qualche modo confortante avere gli occhi annebbiati di lacrime. Cos’è pensare la stessa cosa nello stesso istante. Cos’è amare incondizionatamente. Perché si tirano i sassi nel mare. Cosa vuol dire conoscersi. Com’è che amicizie diverse possono intersecarsi fra di loro. Quanti capelli ho. Quanti anni ancora. Come sarà e perché e dove finirò – questo non lo voglio sapere. Era una domanda retorica.

DSC_0168

Foto: Tommaso Ricci
Testo: Agata

Poesie // Saffo

00177
“Alcuni di cavalieri un esercito, altri di fanti,
altri di navi dicono che sulla nera terra
sia la cosa più bella, mentre io ciò che
uno ama.
Tanto facile è far capire
questo a tutti, perché colei che di molto superava
gli uomini in bellezza, Elena, il marito
davvero eccellente
lo abbandonò e se ne andò a Troia navigando,
e né della figlia, né dei cari genitori
si ricordò più, ma tutta la sconvolse
Cipride innamorandola.

E ora ella, che ha mente inflessibile,
in mente mi ha fatto venire la cara
Anattoria, che non mi è
vicina.
Potessi vederne il seducente passo
e il lucente splendor del volto
più che i carri dei Lidi e, in armi,
i fanti. ”

“Eros ha squassato il mio cuore, come raffica che irrompe sulle querce montane…”

Amanda-Brewster-Sewell,-Saffo,-1891
“A me pare uguale agli dèi
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli
E ridi di un riso che suscita desiderio.
questa visione veramente
mi ha turbato il cuore nel petto:
appena ti guardo un breve istante, nulla mi è più possibile dire,

Ma la lingua si spezza, e subito
un fuoco sottile mi corre sotto la pelle,
e con gli occhi nulla vedo e rombano le orecchie
E su me sudore di spande e un tremito mi afferra tutta
e sono più verde dell’erba
e non lontana da morte sembro a me stessa
Ma tutto si può sopportare, poiché… “

“Non presumo di toccare il cielo…”

“O signore, (non ho proprio paura). No, per la dea…, non mi piace affatto essere troppo agitata (dalle ansie). Mi vince il desiderio di morire e di vedere le rive rugiadose di Acher(onte) fiore di loto.”

“Spesso ella si aggira punta dal ricordo e consuma il suo fragile cuore nel desiderio…”

immagine-1
“… sinceramente vorrei essere morta. Lei mi lasciava piangendo
a lungo, e così mi disse: “Ah! Che pene spaventose
soffriamo, o Saffo. Davvero contro il mio volere ti lascio”.
Ed io così le rispondevo: “Va’ e sii felice e di me serba
memoria: tu sai quanto ti volevamo bene;

ma se non ricordi, allora io voglio farti ricordare
… tutti i momenti … e belli che abbiamo vissuto insieme:
(ché) accanto a me tu ponesti (sul tuo capo molte corone) di viole e di rose e di crochi
e intorno al collo delicato molte collane conserte fatte di fiori (incantevoli)
e con unguento floreale … e regale ti profumasti
e su morbidi giacigli … delicat- … placavi il desiderio …
e non c’era (festa) né sacrificio né … da cui noi fossimo assenti,
non bosco, non danza … fragore (dei crotali) …”

“(Sposa): Verginità, verginità, perchè mi lasci? Dove vai tu?
(Verginità): Mai più tornerò da te, mai più tornerò”

“È tramontata la luna con le Pleiadi, la notte è al mezzo, il tempo trascorre, e io dormo
sola…”

– Capraeeeeelefante

“Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità” – Wislawa Szymborska

wislawa-szymborska-3-124558_L

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.

Digressione // mixtape

playlist digressione

E poi
viene un’ora
col suo sonno.
Cola giù
il viola e le palpebre
hanno una legge di peso
l’ordine superiore
di serrare ogni luce.
Allora – dopo la battaglia
col suo sgambettare
riponiamo i capelli sul cuscino
le mani lateralmente
e un precipizio del corpo
nel poligono del sonno
con sue fiammelle di respiro
e un sostare un sostare
per ristorare tutto
di questo fasciame
fino a che sulle punte
tutto il fiato va e viene
lentamente
in uno stare soli dei dormienti.

Oh! solitudine di chi dorme!
Ti cerco dalle sponde alte
degli insonni.

da “Bestie di Gioia”, Mariangela Gualtieri

– Agata

Una vita all’istante.

Una vita all’istante.
Spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.

Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.

Il soggetto della pièce
va indovinato direttamente in scena.

Mal preparata all’onore di vivere,
reggo a fatica il ritmo imposto dell’azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza.
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante.
L’agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.
Sento come crudeli le attenuanti.

Parole e impulsi non revocabili,
stelle non calcolate,
il carattere come un capotto abbandonato in corsa –
ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.

Poter provare prima, almeno un mercoledì,
o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!
Ma qui già sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco.
Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca,
perché neanche l’ho potuta schiarire tra le quinte).

Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
fatto in un locale provvisorio. No.

Sto sulla scena e vedo quant’è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.
Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
E qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto.

– Wislawa Szymborska

Empatia + Soleil noir

E M P A T I A
(quando capisci tutti
a volte persino te stesso)

voglio contorcermi
colibrì coleottero serpentello impazzito
piangere
tanto, senza misura freno pudicizia
svuotare gli occhi ed essere felice
di nuovo
soprattutto piangere dalla felicità
questa è la combinazione migliore;

conosci le ore e il tempo,
ma a te interessano solo i sorrisi
espressioni indecifrabili che colpiscono come
pezzi di vetro
respiri misti a singhiozzi misti a respiri
misti a sguardi
misti a profumi inconfondibili
a volte guardo gli occhi di Una Persona
e vedo riflessa me stessa;

voglio navigare nei colori con gli occhi chiusi
sognare la luna piena in una
notte di luna nuova
essere in ogni essere
umano
del mondo
vivere in tutti almeno un po’
come sole sulla faccia.

– Agata

 

Sei Tu

Passi svelti,
passi felpati.
L’angolo
della tua felpa
e una scatola
della pizza,
vuota.
Nella mia testa,
esco.
Guardo fuori,
vedo fiori.
Mi spoglio da fuori,
il buio mi accieca:
tempesta,
bufera.
Uno squarcio nella tua
felpa
e uno nella mia
testa.

– Carollo